Chi studia inglese prima o poi ci casca: pensa che tradurre parola per parola funzioni sempre. Ma l’inglese è pieno di trappole — i cosiddetti false friends, parole che sembrano identiche all’italiano ma significano tutt’altro.
Il problema è che questi errori spesso non si notano da chi parla, ma saltano subito all’orecchio di un madrelingua. E in un contesto professionale, un false friend al momento sbagliato può rendere una frase confusa o, peggio, ridicola.
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Da dove vengono questi equivoci
I false friends nascono da radici linguistiche condivise che nei secoli hanno preso strade diverse in italiano e in inglese. Il risultato è che una parola “sembra” giusta ma non lo è mai, come traduzione diretta.
Un caso classico: “actual” non vuol dire attuale, ma reale o effettivo. “Attuale” si traduce con “current” — uno degli errori più frequenti nelle email di lavoro.
I 20 più comuni
- actual ≠ attuale → actual = reale
- library ≠ libreria → library = biblioteca
- pretend ≠ pretendere → pretend = fingere
- assist ≠ assistere → assist = aiutare
- argument ≠ argomento → argument = discussione
- realize ≠ realizzare → realize = rendersi conto
- eventually ≠ eventualmente → eventually = alla fine
- parent ≠ parente → parent = genitore
- fabric ≠ fabbrica → fabric = tessuto
- sympathetic ≠ simpatico → sympathetic = comprensivo
- camera ≠ camera (stanza) → camera = fotocamera
- costume ≠ costume italiano → costume = abito/scena
- brave ≠ bravo → brave = coraggioso
- lecture ≠ lezione generica → lecture = conferenza
- editor ≠ editore (sempre) → editor = revisore
- sensible ≠ sensibile → sensible = ragionevole
- data ≠ data (calendario) → data = dati
- sympathy ≠ simpatia → sympathy = compassione
- exit ≠ esito → exit = uscita
- support ≠ supportare in senso emotivo → support = sostenere
Perché nel business fanno più danni
Qui l’errore non è solo grammaticale: cambia come vieni percepito. “We will eventually solve the problem” non significa “risolveremo eventualmente”, ma “alla fine risolveremo” — il tono della frase cambia del tutto. E “I pretend to help you” non vuol dire “intendo aiutarti”, ma “fingo di aiutarti”.
In un’email a un cliente straniero, basta uno di questi scivoloni per compromettere la credibilità di tutto il messaggio.
Come uscirne
Smettendo di tradurre parola per parola, prima di tutto. L’inglese non è una versione cifrata dell’italiano, ha una logica sua. Aiuta molto imparare frasi intere invece di singole parole, guardare esempi reali — email, conversazioni, contesti di lavoro veri — e abituarsi pian piano a pensare direttamente in inglese.
I false friends non sono difficili da imparare, ma richiedono attenzione costante. Conoscerli bene vuol dire evitare figuracce ed essere percepiti come più credibili e professionali.


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